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Funnel marketing, come creare una strategia efficace

12 febbraio 2021

funnel-marketing-sitoAttrarre più utenti possibili, generare lead, convertire il contatto e farlo diventare cliente per aumentare il fatturato delle imprese. Questo l’obiettivo del Funnel Marketing.

Un’attività che può rivelarsi preziosissima se indirizzata a un preciso target di utenti, nel giusto momento, se è pensata sfruttando i corretti canali e comunicata in modo appropriato con contenuti di interesse e utili per chi li guarda.

QUALI SONO LE CONSIDERAZIONI E LE ANALISI DA FARE PRIMA DI IMPOSTARE UNA CAMPAGNA DI FUNNEL MARKETING?

  • Avere una brand identity chiara, unica, riconoscibile per differenziarsi dalla concorrenza.
  • Stabilire gli obiettivi che si desiderano raggiungere con la campagna.
  • Fare un’analisi del target per capire quali siano le informazioni socio–demografiche e gli interessi che delineano il profilo del buyer persona. Questo è il punto di partenza per individuare i nostri potenziali clienti e personalizzare la strategia di comunicazione, evitando di rivolgerci a un pubblico indistinto e anonimo.
  • Domandarsi quali siano i bisogni del nostro target. Il nostro prodotto/servizio, per avere successo, deve essere utile, deve poter risolvere un reale problema, diversamente non saremo attraenti e non verremo mai presi in considerazione.
  • Verificare che abbiamo fatto tutto il possibile per risolvere i problemi che possono ostacolare la decisione finale del nostro target.
  • Valutare l’attività dei competitor attraverso il monitoraggio dei rispettivi siti e delle attività social.
  • Analizzare l’attuale posizionamento web della nostra azienda in relazione alla concorrenza.
  • Ricercare le parole chiave.

COME, QUANDO E PERCHÉ

CONTENT IS THE KING

Sapere sempre in quale fase del funnel si trova ciascun utente per fornirgli esclusivamente le informazioni a lui necessarie. Per esempio: se un utente si è iscritto alla vostra newsletter perché trova i vostri articoli interessanti, non sarà contento di ricevere continuamente email promozionali. L’engagement, in questo caso, si può ottenere continuando a sollecitarlo con contenuti informativi, cercando di capire se sia pronto per valutare opportunità di acquisto.

SCEGLIERE I TEMPI GIUSTI

Se abbiamo acquisito un lead e quest’ultimo ha manifestato un interesse più profondo per il vostro prodotto/servizio, se sappiamo che è già in comunicazione con l’azienda, non ha senso “perseguitarlo” con notizie che potrebbero infastidirlo. Con tutta probabilità, ciò che si aspetta da noi sono informazioni specifiche sul prodotto e sulla possibilità di acquistarlo.

COORDINAMENTO FRA MARKETING E COMMERCIALE

È necessaria una perfetta sintonia e collaborazione fra il marketing e il commerciale della vostra azienda. Le parti, infatti, debbono essere d’accordo, convinte e informate di portare avanti le azioni del funnel. Investire molti soldi per raccogliere lead che la parte commerciale non è in grado di gestire, sarebbe un boomerang e creerebbe solo situazioni problematiche.

LE FASI DEL FUNNEL MARKETING

  • Top of the Funnel (TOFU), la parte superiore dell’imbuto
  • Middle of the Funnel (MOFU), la parte centrale
  • Bottom of the Funnel (BOFU), l’ultima parte dell’imbuto
LAVORARE SUI PROSPECT (TOFU)

Identificare il target da raggiungere e impostare azioni atte a sensibilizzare il target che ancora non conosce i nostri brand o servizi. In questa fase si possono utilizzare azioni sui social con immagini, video e stories, attivare campagne Ads su Google, valutare all’occorrenza azioni di native advertising e campagne SEO.

Per ognuno degli strumenti presi in considerazione è necessario identificare perfettamente il target per far entrare nel Funnel i visitatori realmente interessati al prodotto o al servizio proposti.

CREARE INTERESSE VERSO IL PRODOTTO O SERVIZIO (MOFU)

In questa fase si possono prevedere diverse azioni per creare interesse, per fornire contenuti utili, aumentare la brand image, persuadere della qualità di ciò che si propone e invitare il target a una successiva call to action. Funzionano molto bene le landing page.

STIMOLARE IL DESIDERIO VERSO IL PRODOTTO O SERVIZIO (MOFU)

Dopo la fase di notorietà, per stimolare il desiderio nel potenziale cliente, si passa ad un’azione più profonda. Questo è infatti il momento in cui l’utente comincia a guardarsi intorno alla ricerca di una soluzione al suo problema. In questa fase si possono offrire demo o versioni di prova gratuite. In questo modo possiamo registrare i dati di contatto dell’utente e, in seguito, ricontattarli attraverso azioni di remarketing.

INCORAGGIARE LA CONVERSIONE (BOFU)

Abbiamo acquisito il lead che a questo punto è “caldo” ed è pronto ad approfondire le caratteristiche di prodotto, il prezzo, le condizioni di garanzia. È in questa fase che il marketing cede il lead al commerciale che dovrà gestirlo per convertire l’interesse in una vendita.





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Halo Effect, l’arte della persuasione

10 febbraio 2021

halo-effectL’Halo Effect è una tecnica usata anche dalle più note agenzie di pubblicità per riuscire a vendere qualsiasi cosa a chiunque.

Anche nel marketing è ampiamente utilizzata. Ad esempio, quando un consumatore ha un’esperienza positiva con un prodotto o un servizio, inconsapevolmente crea un effetto positivo anche a favore dell’azienda che commercializza quel prodotto o servizio.

Questo fa sì che l’azienda concentri le azioni di marketing sul suo prodotto e servizio migliore rafforzando la sua brand reputation e aumentando la fidelizzazione.

Anche quando un personaggio famoso avalla la qualità di un prodotto ha un Halo Effect sul brand che può godere di una migliore reputazione e notorietà confermata dal personaggio famoso.





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Brand Identity in 5 mosse

29 gennaio 2021

brand identity shutterstock_253887025La Brand Identity è la chiave per cui ti rendi unico e inconfondibile. È la voce del tuo marchio e dei tuoi valori ed è l’immagine che vuoi dare alla tua azienda.

La Brand identity non si compone solo di segni grafici ma racchiude in sé molti elementi strategici che hanno un unico obiettivo: la riconoscibilità.

Per costruire l’identità del brand bisogna prima mettere a fuoco mission e vision aziendale e porsi le domande:

  • qual è il mio obiettivo
  • cosa rappresenta la mia azienda

Scopriamo adesso i 5 passi fondamentali da seguire per creare la tua Brand Identity

  1. Come e perché nasce il brand

Il primo importantissimo passo per costruire l’identità del tuo brand è comprendere innanzitutto ciò che ha portato alla nascita del marchio.

  • Qual è la storia che accompagna il tuo brand?
  • Qual è l’immagine che vuoi dare al brand?
  • Che cosa lo rappresenta al meglio?
  • Quali sono i suoi valori etici?
  1. Cosa trasmette il brand

Raccolte le informazioni preliminari per definire l’identità del brand, è importante organizzarle immaginando un visual, per focalizzare l’attenzione su ciò che il brand intende trasmettere ai suoi possibili acquirenti.

Per farlo, ad esempio, inizia evidenziando quali immagini possono evocare dei sentimenti legati al tuo brand: colori, oggetti, situazioni di vita quotidiana… Allo stesso modo puoi identificare degli aggettivi: autentico, elegante, solidale, inclusivo, etico, solido…

Identificare le immagini e gli aggettivi ti aiuterà a decidere lo stile di comunicazione che vorrai dare alla tua strategia.

  1. Sviluppo del logo

Siamo alla fase più complessa. Se non hai ancora deciso il naming del brand occorrerà valutare tantissimi fattori prima di raggiungere l’idea vincente che identificherà perfettamente la brand identity. Qualche consiglio:

  • Fai un attento studio che non esistano già naming  simili
  • Crea un nome d’impatto, facile da ricordare evitando le banalità
  • In ugual modo cerca un naming comprensibile al tuo target di riferimento
  • Infine, gioca scovando sinonimi, contrari, definizioni per trovare l’idea vincente

Una volta deciso il naming, si passa alla sua rappresentazione grafica che potrà essere costituita dalla sola scritta, il logotipo, oppure anche da un simbolo grafico o pittogramma. Importante mantenere la semplicità e che sia un logo adattabile a qualsiasi supporto e situazione (tessuto, insegna, carta stampata, web). Attenzione anche alla scelta dei colori, poiché ciascuno evoca delle differenti emozioni.

  1. Strategia e Tone of voice

Una volta che hai impostato correttamente il logo e individuato gli obiettivi di ciò che vuoi trasmettere, inizia a pianificare una strategia di comunicazione, stabilendone il Tone of Voice, ossia lo stile che intendi conferire alla comunicazione del tuo brand. Pertanto sarà necessario, innanzitutto, identificare il target di riferimento e monitorarne i comportamenti per comprendere come rendere sempre più efficace la comunicazione.

  1. Definire i mezzi

Siamo giunti alla fine della prima fase della Brand Identity ed ora è il momento di farsi conoscere. Individuato il target di riferimento, scelta la strategia di comunicazione e il Tone of Voice, ora studia attentamente tutte le azioni da percorrere per far conoscere il tuo brand selezionando i canali media più idonei al marchio, preferendo sempre un’attività omni-channel. Prevedi anche azioni di public relation, di ufficio stampa e di social media. Attività che si andranno ad affiancare a tutta la strategia marketing che avrai individuato per il tuo brand.

Per la tua Brand Identity scrivici per ricevere una consulenza: info@halocomunicazione.it 





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Empatia fa rima con storydoing

7 gennaio 2021

storydoing halo comunicazioneQuando una storia ci tocca veramente? Quando ci fa scattare una scintilla di interesse? Quando ci appassiona? La risposta potrebbe apparire semplice e scontata “Quando una storia è interessante, non banale, quando la narrazione è coinvolgente, quando tocca il cuore ed emoziona.” Ma questo non basta. Non basta soprattutto oggi, dove la pervasività dei social incide in modo sempre più significativo sull’atteggiamento delle persone.

A causa della pandemia che ha investito prepotentemente l’economia mondiale e a seguito della trasformazione digitale che si è rivelata fondamentale per mantenere alta la competitività delle aziende, i modelli di business, gli approcci comunicativi e le campagne di marketing sono gli aspetti che le organizzazioni sono chiamati a ripensare e ridefinire. L’empatia è pertanto uno degli obiettivi di qualsiasi strategia di marketing.

Nuovi brand ambassador

Nel costruire la storia di un brand o nel raccontare un prodotto, suscitare emozioni facendo leva su valori con i quali l’utente possa identificarsi, pratica propria dello storytelling, sembra piuttosto scontato. Diverso è invece lavorare sulle passioni, sui rapporti da coltivare, sulle inclinazioni personali, sulle esperienze e far diventare quell’utente un vero e proprio brand ambassador. Come? Rendendolo co-protagonista delle storie. Facendolo interagire, sollecitandolo ad esprimersi, coinvolgendolo quale parte integrante del progetto dell’azienda. In questo modo si risponde meglio a quelle che sono le domande più ricorrenti del consumatore “Cosa potrebbe fare quel brand per me? Perché dovrei sceglierlo? Perché quel prodotto e non un altro? Cosa rende questo prodotto tanto speciale?”. È così che la comunicazione del brand diventa di reale utilità per l’utente.

È qui che entra in gioco lo storydoing

Questa forma di comunicazione racconta il rapporto tra il brand e il proprio consumatore in una chiave concettuale differente, più vicina alle attuali modalità di ingaggio e relazione con il cliente. Una comunicazione che comincia dal cuore stesso dell’organizzazione, dalle attività intraprese, ridefinite in base all’ascolto attivo e costante del proprio target e al fattivo coinvolgimento dello stesso. Una comunicazione che significa passare dalle parole ad azioni notevoli, tangibili e misurabili.

In quest’ottica, il cambiamento richiede all’azienda una maggiore sintonia con gli attuali mutamenti sociali e civili, laddove la qualità della vita, il work life balance, il wellbeing, l’inclusione, la digital transformation, il rispetto dell’ambiente, la responsabilità e la partecipazione al raggiungimento del bene comune, sono temi che non possono essere ignorati. Questo significa anche una particolare attenzione verso la scelta dei propri dipendenti e le partnership dell’azienda con marchi che condividano gli stessi valori. Ma l’aspetto determinante è la modalità con la quale i contenuti vengono trasmessi, la stretta relazione fra la promessa e la realtà dei fatti e, di conseguenza, la coerenza fra ciò che si fa e ciò che viene comunicato.

Una storia che ogni azienda deve costruire day by day, che vive e fa vivere ai propri clienti in una narrazione più aperta, che risponda a desideri effettivi e non a logiche commerciali, ponendo l’accento sull’esperienza immersiva e totale dell’utente e sulla costante interazione delle parti.

Gli obiettivi della storia 

  • cosa si vuole che le persone sappiano
  • cosa si vuole che le persone provino
  • cosa si vuole che le persone facciano 

Ma quali sono gli elementi imprescindibili della storia?

Esperienza. Sebbene ci sia una diffusa attitudine all’uso dei social, l’esperienza fisica, olfattiva o sensoriale che sia, rimane sempre quella più gratificante. Uno storydoing che si rispetti deve portare all’esperienza. Non parole, ma fatti!

Chiarezza e autenticità. La storia deve essere chiara e autentica per essere veramente credibile e generare reazioni positive negli utenti.

Semplicità è un altro punto focale dello storydoing. Semplificare per rendere la vita più facile, l’esperienza più accessibile, immediata e meno onerosa, oltre che per portare l’utente all’azione.

I vantaggi dello storydoing?

  • Maggior engagement
  • Incremento dei brand ambassador
  • Campagne più efficienti, coinvolgenti e profittevoli
  • Credibilità del marchio
  • Fidelizzazione al brand

A cura di Halo Comunicazione





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